Ci vediamo al WMF? 👀
Una piccola anteprima di quello che ti aspetta
Ciao,
Scrivere per il web non è mai stato così veloce…e forse non è mai stato così facile dimenticare per chi si sta scrivendo.
La causa? L’AI, certo, ma soprattutto il modo in cui la usiamo e la percezione degli strumenti che abbiamo.
Te ne parliamo perché è il tema al centro dell'intervento di Caterina Damiano (Educational Manager di LdW Academy e SEO Strategist di LaPenna del Web) al We Make Future 🎉
Questi sono solo i primi dettagli dell’evento, ma continua a seguirci se vuoi saperne di più e vuoi ricevere aggiornamenti.
Ha scelto proprio questo tema perché si parla sempre tanto di AI, ma questo è probabilmente l’aspetto più urgente e più sottovalutato: cosa rischiamo di perdere e cosa possiamo scegliere di tenere nel momento in cui usiamo l’AI.
In questa Lettera ragioneremo quindi su due aspetti in particolare - l’empatia e la voce - e su come, invece di essere messi in crisi dall’AI, possono diventare il modo più efficace per lavorare insieme ai tool di intelligenza artificiale.
I rischi dell’AI di cui nessuno parla
Partiamo da un presupposto ovvio: se scrivi per il web, l’AI è un’alleata molto utile per tanti aspetti.
È proprio questa efficienza a renderla uno strumento prezioso, ma anche a nascondere un rischio che spesso viene preso un po’ troppo alla leggera.
Perché quando una parte significativa del processo creativo viene delegata a uno strumento, ci sono degli aspetti che rischiano inevitabilmente di arrugginirsi: la capacità di immedesimarsi in chi legge e la riconoscibilità della voce di chi scrive.
L’empatia non è un accessorio
La prima delle competenze che rischia di atrofizzarsi è l’empatia.
Ma non possiamo permetterci di perderla, perché dietro ogni ricerca c’è una persona che vuole un’informazione o che cerca di risolvere un bisogno, e capire le sue esigenze è fondamentale.
I contenuti servono solo se aiutano o arricchiscono il lettore, altrimenti sono solo un bell’esercizio di stile, ma niente di più.
Esercitare l’empatia nella scrittura, quindi, significa chiedersi “questo testo arriva?“ e scegliere un tono e un linguaggio che rispettino il lettore. Sembrano solo dettagli, ma sono proprio quello che fa la differenza tra contenuti che si dimenticano e contenuti che restano. Ed è un lavoro che l’AI, da sola, non sa ancora fare.
La voce è la tua firma
La seconda competenza a rischio, strettamente connessa alla prima, è la capacità di rendere riconoscibile la propria voce.
È la qualità che fa riconoscere un testo come tuo ancora prima di leggere la firma, è il modo in cui scegli cosa dire e cosa lasciare fuori, il tono che usi e le parole che selezioni.
L’AI è brava a imitare stili comuni e consolidati, ma quando si tratta di replicare una voce davvero unica il risultato spesso suona forzato o artificiale. Questo perché una voce autentica non è una combinazione di caratteristiche tecniche: è il prodotto di anni di letture, esperienze, scelte consapevoli e inconsapevoli che nessun prompt riesce a catturare fino in fondo.
Così il rischio di appiattimento della scrittura è dietro l’angolo, perché in un contesto in cui tutti usano gli stessi strumenti con gli stessi prompt, la varietà di voci che rende il web un posto interessante si assottiglia lentamente e inevitabilmente.
AI, voce ed empatia: è tutto un gioco di equilibrio
Fin qui questa newsletter sembra quasi un atto d’accusa nei confronti dell’AI, ma non lo è: sarebbe sbagliato - e controproducente - pensare a questo argomento come a un conflitto tra due approcci incompatibili: l’AI da un lato, l’empatia e la voce dall’altro.
In realtà il rapporto tra questi elementi è molto più interessante e il segreto sta nella cooperazione.
L’AI è uno strumento straordinario per gestire le parti del processo che richiedono velocità e ripetizione, in modo da liberare tempo ed energia mentale che possono essere reinvestiti nelle parti del lavoro che richiedono la presenza umana: capire il contesto, scegliere il tono giusto, decidere cosa vale la pena dire e cosa è meglio lasciare fuori.
In questo senso, l’AI non sostituisce l’empatia e non cancella la voce, semmai le rende più necessarie: quando la parte meccanica del processo è coperta dallo strumento, quello che rimane da fare è proprio mettersi nei panni di chi legge e farlo con una prospettiva riconoscibilmente nostra.
È lì che chi scrive aggiunge valore in modo insostituibile.
Ed è lì che scrivere per il web diventa un lavoro ancora più profondamente umano.
Insomma, far convivere AI ed empatia non solo è possibile, ma è anche necessario.
Se vuoi approfondire il discorso e capire come trovare il giusto equilibrio, ti aspettiamo al WMF insieme a Caterina.
Ci vediamo lì? 💜
Alla prossima,
LaPenna del Web
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Buongiorno in verità mi ero candidato tramite vs ricerca di copywriter su LinkedIn, ad ora non ho ricevuto notizie su mia candidatura