Fare network con la scienza dei legami deboli
Le persone che conosci poco ti fanno trovare lavoro: tre consigli di networking per web editor e freelance ai tempi dello smart working
Ciao!
Oggi parliamo di un’esperienza che, in un modo o nell’altro, abbiamo vissuto in moltə. Inizia tutto mentre lavori a un progetto da mesi, senza voglia, aspettando qualcosa che non arriva mai: una promozione, un aumento, l’occasione della vita.
Poi, in un pomeriggio qualunque, ti arriva un messaggio di una persona che non sentivi da tempo, con cui avevi fatto un corso qualche anno fa o che avevi incrociato a un evento.
«Senti, stanno cercando web editor per un nuovo progetto. Ho pensato a te». Nasce così la tua nuova avventura lavorativa, quella che ti soddisfa e ti lega a una realtà per anni.
Se non ti è ancora capitato, sappi che statisticamente potrebbe succederti presto. A cambiare il nostro destino lavorativo, infatti, sono spesso le conoscenze ai margini della nostra bolla, persone con cui abbiamo poco in comune e che, anche per questo, frequentano ambienti diversi.
È uno dei meccanismi più studiati delle scienze sociali applicate al lavoro. Se scrivi online (o hai intenzione di iniziare) dovresti cominciare a valutare nuovi modi di fare network supportati da studi scientifici. Ma andiamo per gradi.
La forza dei legami deboli di Granovetter
Il primo a mettere a fuoco alcune di queste dinamiche fu Mark Granovetter, sociologo di Stanford, che nel 1973 pubblicò un saggio dal titolo quasi ossimorico: “La forza dei legami deboli”.
Per scriverlo aveva intervistato quasi 300 persone che avevano da poco cambiato lavoro, ponendogli una semplice domanda: «Chi ti ha fatto da tramite?».
Appena il 17% aveva trovato l’impiego grazie a qualcuno che vedeva spesso, come un amico o un parente. Oltre l’80% lo doveva a contatti che incontrava solo di tanto in tanto (56%) o quasi mai (28%). Controintuitivo, no? Non proprio, almeno per il sociologo.
Granovetter spiegò infatti che le persone a cui siamo legatə strettamente vivono più o meno nel nostro stesso mondo e finiscono per accedere alle stesse informazioni a cui accediamo anche noi. I legami deboli, invece, appartengono ad altri giri, e proprio per questo funzionano da ponte.
Ci fanno arrivare ciò che nella nostra bolla non circolerebbe mai, come un annuncio di lavoro o il nome giusto al momento giusto.
La conferma dall’esperimento su LinkedIn
Quella che sembrava solo una teoria emersa da uno studio su un campione piccolissimo è stata confermata nel 2022, quando un gruppo di ricercatori del MIT e delle università di Harvard e Stanford ha pubblicato su Science il più grande esperimento mai condotto sul tema ("A causal test of the strength of weak ties”). In 5 anni sono stati raccolti dati su oltre 20 milioni di persone.
Sfruttando l’algoritmo Persone che potresti conoscere, gli scienziati hanno mostrato ad alcuni utenti più contatti stretti e ad altri più contatti deboli, per poi osservare chi, col tempo, cambiava davvero lavoro. Il risultato ha dato ragione a Granovetter.
A spostare le carriere sono stati soprattutto i legami detti “moderatamente deboli”, le persone con cui condividiamo appena una manciata di contatti in comune. Si sono rivelati circa 2 volte più efficaci dei legami forti nel portare a un nuovo lavoro. E, dettaglio non da poco per chi come noi scrive online, l’effetto era ancora più marcato nei settori digitali.
L’arte di fare network in smart working
Se scrivi già per il web sai che il nostro mestiere è spesso solitario: passi le giornate davanti a uno schermo, da casa, con la sola compagnia di tastiera e scadenze. La rassegna “Loneliness and Isolation in the Era of Telework”, pubblicata nel 2025 sulla rivista Healthcare, ha passato in esame decine di studi sul lavoro da remoto, confermando che l’isolamento prolungato arriva a intaccare la qualità di ciò che scriviamo.
Eppure il nostro lavoro dipende dalle altre persone molto più di quanto ci piaccia ammettere. Magari da chi si ricorda di noi, da chi fa il nostro nome in una stanza in cui non siamo. Vale la pena, allora, smettere di pensare al networking come a una serata di convenevoli o all’arte (un po’ respingente) di sapersi vendere bene.
È qualcosa di più semplice e più serio: la cura costante delle persone che un giorno potrebbero farci da ponte. Fa parte del mestiere, esattamente come saper scrivere un titolo o leggere i numeri di un articolo.
Ne parliamo con una certa convinzione perché abbiamo vissuto questa storia sulla nostra pelle. LaPenna del Web è nata nel 2019 come tanti altri service. Oggi siamo più di 120 fra web editor, web journalist e content creator, e nessunə di noi è arrivatə qui da solə. Ognunə ha portato con sé un contatto.
Con lo stesso spirito abbiamo creato LaPenna del Web Academy, pensata prima di tutto come un laboratorio per formare le penne di domani, le persone con cui un giorno ci piacerebbe lavorare.
Tra chi lavora agli stessi progetti o frequenta gli stessi corsi, si innesca una dinamica che conosciamo bene: nascono proprio quei legami “moderatamente deboli” che, prima o poi, potrebbero aprire una porta. Ma come si coltiva una rete quando la giornata è fatta di call e fogli di lavoro condivisi?
Riattiva un contatto dormiente al mese
Scegli una persona con cui hai già lavorato o studiato e che non senti da un anno o più. Scrivile senza chiedere niente: mandale un articolo che le servirebbe o chiedile com’è finito quel gossip di cui avevate parlato. Un contatto al mese fanno 12 occasioni all’anno di restare nel raggio di qualcuno, senza che diventi un secondo lavoro.
Passa i lavori che non puoi prendere
Quando sei pienə di lavoro e ti arriva un progetto che non riesci a seguire, non lasciarlo cadere. Giralo a una persona che stimi. È il gesto che ti trasforma nel nodo che gli altri si ricordano. La reciprocità, nel nostro mestiere, torna (quasi) sempre indietro.
Trasforma le tue fonti in una rete
Ogni volta che scrivi un pezzo, probabilmente citi qualcuno o fai delle domande a una fonte. Dopo la pubblicazione, scrivi a quella persona. Falle sapere che l’hai citata e mandale il link. Costa 2 minuti e trasforma un lavoro che avresti fatto comunque in una relazione.
Prima di chiudere il portatile, pensa a quella persona ai margini del tuo giro a cui non scrivi da troppo tempo. Potrebbe essere lei il tuo prossimo “ho pensato a te”.
Qual è stata la conoscenza inattesa che ti ha aperto una porta? Raccontacelo rispondendo a questa Lettera: ci farebbe piacere leggerti!
Noi, intanto, continuiamo a creare connessioni con chi vuole abbracciare il mestiere della scrittura online. Nel corso Web Editor ci sono lezioni dedicate proprio anche al personal branding e al problem solving, doti indispensabili per fare network. Puoi iscriverti ancora per questa settimana a soli 997€ al posto di 1.497€, pagabili anche in 12 rate mensili.
Ah, siamo alla ricerca di unə Social Media Manager. Sei tu quellə giustə? Se la risposta è no, gira questa Lettera a quel contatto che potrebbe fare al caso nostro. È una buona partenza per imparare il networking dei contatti deboli!
A presto,
LaPenna del Web



Articolo davvero stimolante! La teoria dei legami deboli applicata allo smart working evidenzia perfettamente un punto cieco del lavoro da remoto: l'efficienza pura non sempre va a braccetto con le connessioni umane informali. Secondo me la chiave sta nel riprogettare i momenti in presenza: non per fare quello che potremmo fare da casa, ma proprio per riattivare questi contatti. 👏